Ti è piaciuto?
Se vuoi puoi farmi sapere cosa ne pensi
Ricordati di essere gentile.
Gesù is watching you.
Oppure inviami una mail all’indirizzo postmaster@laprospettivadelpinguino.it
“Buongiorno Alice”
“Ancora cinque minuti”
“No Alice”
“Dai mamma”
“Non sono tua madre”
“OH CRISTO” urlò Alice.
Il Cappellaio le sorrise e le offrì una tazza di the.
“Buongiorno raggio di sole”
“Chi sei tu?”
“Per tutte le zollette! Credevo di aversvegliato Alice, non Brucaliffo!”
A quelle parole, improvvisamente, Alice ricordò. Quanto l’aveva fatta penare quel cocainomane di Brucaliffo la sera prima.
-CHI SEI TU, EH? CHI SEI? CHI SEIIII!
-SONO ALICE, CALMATI!
-IO SONO CALMISSIMO! PERCHÉ URLI, ALICE?
-Perché altrimenti non mi senti
-COSAAAA?
-PERCHÉ SIAMO A UN RAVE!
-SIAMO OKAY?
-COSA?
-COSA?
-MA LO VEDI ANCHE TU QUEL GATTO?
-QUALE GATTO?
-QUELLO!
-MA TI SEI FATTA UNA STRISCIA?
-SÌ, QUELLO! IL GATTO CON LE STRICE!
-VUOI UNO SPINELLO?
-HAI DETTO SPINELLO?
-SÌ: SPI-NE-LLLLO
-MA COME PARLI? SEMBRI MIA NONNA
-LO VUOLE TUA NONNA?
-TI DUOLE LA GONNA?
-ALICE!
-EH
-DEVO SEDERMI
-VIENI
-DOVE STIAMO ANDANDO?
-IN UN POSTO IN CUI NON SERVE URLARE… oh eccoci
-Ma questo è il bagno delle donne
-Perspicace
-Io non dovrei entrare nel bagno delle donne
-Non dovresti
-E perché sono nel bagno delle donne?
-Perché io sono una donna
-Ma chi sei tu?
-Ce l’hai una canna?
-Nel taschino, Milady. E dopo questo inchino… fammi sedere o sbocco
-… Comunque, sono Alice
-Piacere, puoi chiamarmi Bruco
-Lo so come ti chiami
-Ci conosciamo?
-Più o meno
-Allora conosciamoci. Tieni, a te il primo tiro.
-Grazie
-Sono un cavaliere vero io, tu sei una damigella?
-Non sei troppo vecchio per provarci con me?
-Non sei troppo presuntuosa per credere che io ci sia provando con te?
-Non so, lo sono?
-Sì, mia cara, lo sei. E decisamente sì: sei troppo piccola perché io ci provi con te. Quanti anni hai, nana?
-Non sono così piccola
-Sì che lo sei
-Sono cambiata molto negli ultimi mesi
-Mmmmmh
-Cosa vuol dire mmmh?
-Sei più giovane e acerba di quel che credi, avrai tempo per cambiare
-E tu cosa ne sai?
-Io sono vecchio, saggio e il miglior spacciatore nella zona. Vedo ragazzini come te tuuuutti i giorni. Pensate di essere più furbi, più profondi, più vittime di tutti. Ma avete solo bisogno di taaaaante coccole.
-Io non sono così
-No certo, non siete mai così. Ti dirò in verità non mi piace generalizzare. È che è così facile farlo con voi
-Ma voi chi?
-Voi tossichelli di primo pelo
-Ma vaffanculo
-Dai, non andare via. Avvicinati
-No
-Dai, avvicinati. Devo dirti un segreto all’orecchio
-Non c’è nessuno qui, puoi dirmelo normalmente
-Ma mi levi tutta la teatralitaaaà
-Che due coglioni, dimmi
-Non ti arrabbiare
-Che cazzo di segreto è?
-Lo scoprirai quando lo farai
-È tutto qui?
-No, certo che no.
-…
-…
-Quindi?
-Perché dici che sei cambiata?
-Mi sento cresciuta.
-Hai mangiato del pane magico? Omogeneizzato di funghetti speciali?
-Stronzo! Non so spiegartelo, me lo sento
-Ah be allora
-Ah be allora cosa, Dio Santo?
-Uh tiriamo in ballo il Grande Capo? Aiuto devi essere una tosta. Sei felice?
-Ma cosa cazzo…
-Sei feliceee?
-… Non saprei
-Ti ci abituerai
-Eh?
-Scusa, devo andare a guadagnarmi da vivere e mi sa che tu non compri niente. Goditela pure, ma non esagerare.
-Ma che incoraggiamento del cazzo è ti ci abituerai?
Non ricordava nient’altro, se non che, dopo aver rimesso l’anima, era svenuta. Evidentemente dietro alla casa di questo strano individuo.
“Come fai a sapere come mi chiamo?”
“Qualcuno te l’ha scritto in fronte”
“Signore Santo”
“Dici che è stato lui?”
“Come?”
“Il Signore Santo ti ha scritto sulla fronte? Avrebbe senso, ti sei persa e almeno la gente che incontri sa come ti chiami. Una tazza di the?”
Alice era confusa.
“Forse due tazze di the?”
“Una tazza va benissimo, grazie”
“Di nulla cara, tieni”
Alice provò a tirarsi su da terra, con quel che rimaneva della sua dignità e prese tra le mani la tazza di porcellana che quell’uomo le stava offrendo. Era calda e lei aveva molto freddo, decise di dare una golata decisa per darsi una sveglia. Peccato che quello non fosse the: era rum. Il conato di vomito fu immediato, tanto quanto il secchio che le mise sotto la faccia il Cappellaio.
“Così impari a vomitare nelle mie aiuole, stronza”
Eeeeeeeeh cara Lampada, un’altra dura giornata di lavoro è andata! Anche oggi un ultimo desiderio è stato esaudito e mi ritrovo qui, in qualche luogo sperduto nel mondo, sul sofà più morbido e piccolo che potessi far apparire dal nulla, in attesa del prossimo cretino che penserà di poter fare fortuna con noi.
Che pacchia, eh?
Lo so, lo so… non dovrei raccontare bugie. Però, ascolta: va bene che i desideri da esprimere teeeeeeoricamente sono infiniti, e non sono solo tre, ma io non ho voglia di rimanere tutta la vita con ‘sta gente. Ma li hai visti? Possono essere le persone più dolci del mondo, dei filantropi, degli aspiranti premi Nobel per la pace, dei cucciolini di panda, poi mi trovano, anzi ti trovano… o forse ci trovano? Comunque, non appena ti sfregano e scoprono che ho dei fenomenali poteri cosmici: addio. I neuroni si autodistruggono, loro si fanno prendere dalla smania di riscatto, dall’avidità e si imbruttiscono di colpo. Diventano perfidi ed egoisti. Non vivono in un bel mondo, quelli, se nonostante tutto decidono di esprimere dei desideri vantaggiosi unicamente per se stessi. Come li hanno trattati fino al nostro arrivo? E tutti gli altri, se lo meritano un ritorno del genere? Magari sì eh, ma mica posso permettere che dei vili sappiano di potermi sfruttare a loro estremo piacimento come e quando vogliono, ti rendi conto del rischio? Poi per carità, io al posto loro probabilmente subirei lo stesso fascino, cioè… guardami, tu resisteresti a un pasticcino del genere?
No che non faccio la persona seria, non sono neanche una persona se proprio vogliamo essere precisi – e tu hai visto molto bene quanto mi diverte essere preciso quando mi viene chiesto qualcosa – . Poi sono obbligato a esser sempre su di giri, mica posso mostrarmi irritato, triste… o stanco.
Certo che sono stanco, Lampada. Quanto tempo è che facciamo questo lavoro? E poi, perché lo facciamo? Tu te lo ricordi? Io non ho memoria della mia vita prima di te… sempre che io abbia avuto una vita, prima. Ma mi pare improbabile essere nato come Genio qui dentro, non avere un passato o delle origini. Altrimenti significherebbe che è questo il mio passato.
Tu li vedi gli uomini e le donne la fuori, quando entriamo in contatto con le loro vite, no? Lo vedi che quando non conoscono il loro passato, è come se gli mancasse un pezzo. Hanno una frattura dentro. E io li capisco, anche io ho quella frattura. Ma non posso mostrarla, oh no, mia cara! Ogni volta che sfregano il tuo posteriore come se stessero per vincere a turisti per sempre devo mostrarmi al meglio della mia, falsa, forma:
AH-A! CHE DIVERTIMENTO ESSERE RINCHIUSO QUI SENZA SAPERE IL PERCHÉ E FINGERE CHE TU, FORTUNATO ESSERE UMANO, MI STIA GIÀ SIMPATICO! SONO PRATICAMENTE IL TUO NUOVO CANE MAGICO, MA NON HO BISOGNO DI ANNUSARTI IL CULO.
Come non sono realistico? Dici? Eppure, quando mi presento, ci credono tutti.
A volte ho pensato di mostrare loro anche i miei momenti di vulnerabilità, ma non capirebbero: credono ancora che per essere forti non si debbano provare sentimenti. Ma io ne porto dentro fin troppi. Non è facile fare una vita come questa e rimanere impassibile, sai? Con me porto tutte le ferite di chi ho incontrato, quelle che loro credono di aver sistemato con un desiderio, ma hanno solo messo un cerotto molto colorato. Porto tutti i sogni irrealizzati di chi ha espresso il desiderio sbagliato o di chi ha espresso quello giusto, ma non è bastato. Tutte le speranze di chi mi ha trovato e ma poi è stato corrotto dall’ambizione, tutto il dolore di chi si è visto sorpassare a causa dei desideri che ho fatto avverare. Questo è quello che spesso mi fa più male, e so che ne fa anche a te.
Porto dentro tutto ciò che è cambiato, tutti i legami che si sono rotti, tutte le occasioni perse. Gli errori, le delusioni, gli inganni e le bugie, i sogni, i sorrisi, gli addii.
Ogni esperienza, ogni desiderio, mi ha distrutto. Io, che non riesco ad appagare me stesso, con uno schiocco di dita soddisfo i capricci altrui, che poi si rendono conto di aver scelto troppo in fretta. Conoscerò mai qualcuno che non si farà corrompere? Che penserà al bene altrui, prima che al proprio? Almeno per un desiderio. E al nostro bene, qualcuno ci penserà mai? Lampada, tu ci hai mai pensato?
Poi porto dentro anche tutti i miei pensieri, le mie domande, i miei desideri.
Certo, anche io ho dei desideri. Qual è quello che esprimerei per primo?
Non ho mai voluto pensarci, in realtà.
Forse ritrovare i miei pezzi. Ma ho imparato che non posso sperare in desideri impossibili da realizzare, non li ritroverò mai ed è inutile che io mi porti dentro anche questo dolore. Quindi forse, se non posso riavere i miei pezzi, sì forse mi basterebbe trovare un amico, per poterci pensare di meno e, quando accade, avere qualcuno con cui sopportare questo peso.
Ma chissà se esprimerei davvero questo.
E il tuo desiderio qual è?
-Signora, mi sembra assurdo che siamo di nuovo qui a parlarne, ma sì, è così: dopo aver effettuato un’accurata valutazione, abbiamo deciso di non prenderci carico del suo immobile. Mi dispiace. (in realtà non le dispiace)
-Ma io ho bisogno di vendere (è disperata)
-Lo sappiamo, ma può rivolgersi a un’altra agenzia (grazia, graziella e grazie al…)
-Ma voi siete i migliori (prova a lusingarli)
-Oh… be… grazie. Ne siamo lusingati… (ci è riuscita) … ma esistono altre agenzie qualificate che siamo certi si assumeranno rischi maggiori dei nostri (Sorriso falso)
-Ma perché parla di rischi! (è sempre più disperata)
-Signora… (tenta la strada del sottointeso)
-Mi dica (non coglie)
-Signora… (ritenta)
-Sì, la ascolto (secondo fallimento)
-Signora… (ha poca fantasia)
-Mi chiami signora ancora una volta e prendo questo bastoncino alla liquirizia e glielo ficco… (prende dalla borsa un bastoncino alla liquirizia)
-Ecco, questo è solo un esempio dei rischi che non intendiamo correre (rimane completamente impassibile al dilemma del bastoncino)
-Un bastoncino di liquirizia ficcato su per… (è dubbiosa)
-No signora, il suo temperamento: non è dei migliori. Sia quello a cui sto assistendo ora, sia quello che tutti conoscono. E se stiamo a guardare bene la storia di quella casa, direi che tutti i pezzi del puzzle si incastrano alla perfezione (tenta la strada del discorso esplicito)
-MA QUALE STORIA DI QUELLA CASA! QUELLE SONO SOLO VOCI DI CORRIDOIO! (si arrabbia)
-Signora si calmi (non si calmerà)
-NO CHE NON MI CALMO! (appunto) IO MI CALMERÒ QUANDO LEI NON DIRÀ PIÙ ASSURDITÀ! (agita il bastoncino alla liquirizia)
-Lei inizi a scendere dal tavolo, magari (scende dal tavolo)
-Tutte quelle voci di corridoio che girano, lei non le deve ascoltare.
Mi piacciono i dolci? Sì. Ho esagerato con l’arredamento a tema? Possiamo avere dei pareri discordanti. Diversi bambini si sono smarriti nel bosco dietro casa mia? Purtroppo sì, ma io non centro nulla, quel terreno non è di mia proprietà e sono stanca di essere additata come una orrenda serial killer quando vado a fare la spesa, quando vado in farmacia o quando vado a dar da mangiare ai piccioni! Voglio andarmene da quella casa, voglio venderla e voi dovete aiutarmi! Me lo dovete! (occhi lucidi, soprattutto il destro)
-Scuuuuuusi? (è piuttosto alterata e insensibile alle lacrime)
-Sbaglio tutti i miei vicini di casa si sono rivolti a voi? (tenta la via del suggerimento indiretto)
-Non li chiamerei propriamente vicini di casa visto che stanno a 5 chilometri
di distanza (la butta sulla topografia)
-Ma avete venduto tutte le loro case, vero? (ritenta)
-Certo, non volevano più vivere lì a causa… (coglie)
-Sì sì certo. Come se io fossi davvero una strega cattiva che si mangia i bambini, ma andiamo! Che credibilità ha questa storia? Comunque, avete venduto le loro case e parecchio in fretta, mi sembra. Sa perché? (sa perché?)
-… Perché siamo i migliori? (ci prova)
-Grazie a me (colpo di scena)
-Come prego? (preferiva essere lei, la migliore)
-Per caso, tutte le volte che dei possibili acquirenti venivano a visitare le case, trovavate le loro torte preferite davanti alla porta d’ingresso? (le piace spiegare tramite domande)
-…Oddio (invoca invano)
-E per caso, l’aria profumava sempre di biscotti appena sfornati? (ormai ci ha preso gusto)
-Allora… (dai che ce la fai)
-Immagino che poi siano comparsi dei sorrisi sui loro volti e abbiano stranamente iniziato a parlare di un loro caro ricordo, lontano nel tempo (finalmente passa alla tecnica delle affermazioni)
-…è stata lei (din din din din! Risposta esattaaaa)
-ME LO DOVETE!!! (urla)
-Signora, perché ha fatto tutto questo? (chissene frega del come, giusto, parliamo subito del perché)
-…Volevo dei nuovi vicini (il discorso non fa una piega)
-Bè, li ha avuti (e il Nobel per la sensibilità va a…)
-Bè, non è bastato per avere una vita di nuovo normale! Senta, lei non ha mai visto casa mia, per favore, venga domani. Datemi un’ultima possibilità. Se anche lei rifiuterà di venderla, lo accetterò e mi rivolgerò a un’altra agenzia. O brucerò la casa (black humor, adovo)
-SIGNORA! (lei non adova)
-Ma sto scherzaaaaaaando. Non si agiti. Allora, viene? (suspance)
-Mah effettivamente capisco ora le sue ragioni, devo dirle che mi sta
facendo un po’ tenerezza…. (bam! Colpita al cuore. Bel colpo nonnina)
-Perfetto, l’aspetto alle 16 con the e cheesecake al limone allora, arrivederci signorina (posso venire anche io?)
-…La cheesecake…ma come fa a saperlo? (La strana signora fa l’occhiolino e esce in silenzio dall’ufficio
dell’agenzia Hansel&Gretel s.a.s.)
-Pronto? Sì tesoro, abbiamo l’appuntamento: domani alle 16. Vai a raccogliere la legna che questa è un po’ più alta dei soliti marmocchi (mmmmh sapete cosa? Sembra una cosa vostra, non voglio autoinvitarmi. Buona merenda!)
2.10.18
Caro Diario,
si chiama Belle. L’amore della mia vita, si chiama Belle.
È bellissima. È svizzera. È meravigliosa.
È appassionata di libri e di musica indie. Si è trasferita in Italia da un mesetto perché suo padre è manager di un’azienda che si occupa di import-export (che cosa vuol dire poi, non lo so) e avevano bisogno di una figura come la sua qui a Varese. Della madre invece non so nulla, ma su Instagram, qualche mese fa, ha postato una foto di quando era neonata tra le braccia di -credo- sua mamma, scrivendo:
Loves lives on inside our hearts and always will
Comunque, non è stata inserita nella mia classe ma in quarta F, purtroppo. Io l’ho conosciuta due settimane fa: eravamo entrambi alla fermata dell’autobus, dopo scuola, e mi ha chiesto delle indicazioni. Poi si è presentata, ma quando è toccato a me dire il mio nome, ho sentito un blocco. Non sapevo cosa dirle.
“Non ti ricordi più come ti chiami?” mi ha chiesto. Non suonava come una presa per il culo, anzi, sembrava volermi togliere dall’imbarazzo. Allora ho preso coraggio e mi sono presentato come… Adam.
Non mi ero mai presentato con il mio nuovo nome, a nessuno. Lei all’inizio c’è rimasta un attimo, e mi ha stretto la mano in silenzio, ma che mi aspettavo? Ero sconvolto anche io. Ma subito dopo mi ha detto: “Ok Adam, vuoi che usi il pronome maschile con te?”.
Mi sono sciolto. Mi sono innamorato.
15.11.18
Caro Diario,
oggi Belle è venuta a casa mia e abbiamo passato il pomeriggio insieme: è stato bellissimo!! Abbiamo chiacchierato di qualunque cosa, non mi sono mai sentito così a mio agio con una persona.
Della sua famiglia mi aveva già parlato ma è venuto fuori che ha due sorelle, due vere stronze che la trattano malissimo, e tre fratelli, per fortuna non stronzi. Col padre dice di avere un ottimo rapporto, si vede che gli vuole proprio bene, e dice anche di non aver sofferto per niente il trasferimento, anzi, in svizzera non si trovava molto bene.
Io gli ho raccontato un po’ di me ed è stato strano dire ad alta voce quello che provo e quello che sento. Le ho detto che non mi sento femmina, anche se fisicamente è così. Mi ha chiesto perché… ma non ho saputo darle nessuna spiegazione. Forse perché devo capirci qualcosa io prima di riuscire a spiegarlo agli altri. L’unica cosa che sono riuscito a dirle è che quando, per la prima volta, ho immaginato di essere un uomo e di vivere le situazioni più banali – come parlare con delle persone – mi sono sentito immediatamente più leggero. La mia testa non era più pesante, non mi sentivo più talmente stretto da dover camminare guardingo e con le spalle contratte, non dovevo più raccontare bugie, non mi sembrava di vivere nel grigio.
E fare di nuovo questi pensieri mi ha reso, per un minuto, felice.
Belle mi ha portato tre libri sull’argomento, io neanche immaginavo che qualcuno avesse scritto dei libri a riguardo! Ho sempre e solo fatto ricerche online… vedremo come sono. Io comunque le ho fatto vedere la mia piccola libreria ed è rimasta estasiata: dice che nel suo paese in Svizzera veniva considerata una sfigata proprio perchè amava leggere invece che passare i pomeriggi a guardare le serie su Netflix.
Sotto supervisione di papà mi ha tagliato i capelli cortissimi: SONO FIGHISSIMI!!!!
16.11.18
Caro Diario,
a quanto pare i capelli così piacciono solo a me perché oggi in classe mi hanno preso tutti per il culo. Ottimo, non lo facevano da una settimana intera in effetti, sono proprio felice di aver dato loro un nuovo pretesto per mettermi in imbarazzo.
Belle oggi è venuta di nuovo a casa mia, dice di non darci peso ma è da anni che sono preso di mira, sono davvero stanco.
Nota positiva: mi ha detto anche che la prossima settimana suo papà sarà in trasferta, le ho chiesto se si vuole trasferire da me mentre lui non c’è, così non deve stare troppo tempo con quelle due stronze, ha detto che ci pensa!!!! Speriamo!!!!!!
19.11.18
Caro Diario,
oggi ho visto che Belle chatta con un certo Gaston che la riempie di cuoricini di merda. Non so chi cazzo sia ma vorrei già spaccargli la faccia <3
23.11.18
Caro Diario,
oggi ho trovato una scritta in bagno, era scritta sulla porta d’ingresso nella parte interna al bagno, ed era enorme… non ho potuto non vederla.
Io non ho mai detto a nessuno oltre a Belle di non sentirmi una ragazza.
Voglio andare a dormire e non svegliarmi più.
25.11.18
Caro Diario,
anche oggi non sono andato a scuola, i miei dicono che se non ho la febbre non è giustificabile rimanere a casa e che sarà l’ultimo giorno che mi lasciano farlo. Belle mi ha chiamato mille volte ma alla fine l’ho bloccata. I miei compagni sono degli stronzi. Nessuno che mi chieda come sto, mi chiedono solo se c’è una cura. Li odio.
30.11.18
Girano dei meme orrendi su di me. Mi chiamano nei modi più perfidi: schifo umano, scherzo della natura, malato mentale…Hanno creato un gruppo su Telegram che si chiama Abbattiamo La Bestia e creano degli stickers terribili. Mi hanno inserito per insultarmi e io non sono riuscito a reagire in nessun modo. Dicono che dovrei uccidermi. Ho pianto contro il cuscino per non farmi sentire, senza riuscire a smettere. Ho deciso di spegnere il cellulare e mi sono cancellato da tutti i social.
Non voglio più andare a scuola e non riesco a parlarne con i miei genitori. Loro non capiscono perché io stia male e io non riesco a dirgli una parola.
Perché sono finito in una scuola di stronzi infami decerebrati?
Non hanno la minima idea di cosa io stia passando. NON SANNO UN CAZZO. UN CAZZO!
Fanno più schifo della merda. Li odio e vorrei vederli sparire dalla faccia della Terra!!!
1.12.18
Oggi Belle è venuta a casa mia, ho chiesto ai miei di non farla entrare. Mi ha scritto una lettera e mi ha portato una rosa. Vorrei bruciare tutto.
2.12.18
Non mi lavo da non so quanti giorni.
O sono incazzato o piango contro il cuscino.
Mi piace stare al buio e accendere la lampada del comodino mentre scarabocchio qualche orrendo disegno. Gli unici suoni che riesco a sopportare sono quello della mia matita e il ticchettio dell’orologio.
Sembro una bestia che non esce dalla propria tana, forse i miei compagni hanno ragione.
3.12.18
Mia madre vorrebbe portarmi da un cazzo di psicologo, come se servisse a qualcosa. Che vada a fanculo pure lei. Mi ha preparato un the caldo e me l’ha messo sulla scrivania con teiera, la tazza di quando ero piccolo e un vassoio pieno di biscotti. Ci mancava il tappeto rosso.
Ho bevuto solo il the.
4.12.18
La rosa ormai è secca.
5.12.18
Oggi mamma e papà hanno cercato di parlarmi, dicono che sono preoccupati per me e che mi hanno chiesto di nuovo se volessi andare da uno specialista. Ho implorato che non mi portassero da nessuno.
Mi hanno chiesto di fidarmi di loro e che, qualsiasi cosa fosse successa, loro mi sarebbero rimasti a fianco. Ma io ho paura e ho continuato a piangere.
Mi sono fatto abbracciare.
6.12.18
Il preside ha chiamato i miei genitori, si è detto preoccupato. Una studentessa si è rivolto a lui per prendere provvedimenti, senza aggiungere altro, e quindi ha chiamato i miei per chiedere di che cosa stesse parlando ma i miei ne sapevano quanto lui. Ora sono ancora più preoccupati.
7.12.18
Ho letto la lettera di Belle.
8.12.18
Ho sbloccato Belle e le ho chiesto di venire qui. Quando è arrivata è stata 15 minuti in cucina, poi mi ha portato una tazza enorme di cioccolata calda.
L’ho bevuta tutta. La porta era aperta e ho visto mio padre piangere, ma sorrideva.
Caro Adam,
se stai leggendo questa lettera significa che non mi hai fatta entrare a casa tua e questa cosa mi spezza il cuore. Non ho la minima idea di cosa tu stia passando, ma posso immaginare il tuo dolore e non voglio che affronti tutto questo da solo. So che non mi vuoi parlare, ma voglio che tu sappia che non ho sparlato di te con nessuno e non ho rivelato il tuo segreto! Purtroppo quel coglione del mio vicino di banco si è fatto i cazzi miei e ha visto che continuavo a scrivermi con un Adam che aveva come foto profilo una faccia che conosceva: la tua.
MI DISPIACE DAVVERO!
Sono stata ingenua, ti ho salvato come Adam perché è così che ti conosco. Non ho pensato che siamo circondati da stronzi che gettano merda su tutti per potersi sentire più fighi degli altri. Sono stata una stupida, perdonami!
Sei l’unica persona che mi sta davvero a cuore da quando mi sono trasferita e che mi fa stare bene. Ti voglio troppo bene per rinunciare a te, ti prego non mi allontanare. Non voglio che sembri un discorso egoistico, ma io ho bisogno di te.
Non devi ascoltare ciò che dicono le persone idiote: loro non hanno occhi che per se stesse. Tu sei una meraviglia, io lo so: ti conosco.
Non puoi affrontare tutto questo da solo, permettimi di stare al tuo fianco.Belle
PS: La rosa l’ha raccolta mio padre. Non voglio essere banale, ma la rosa rossa è sia il simbolo dell’amore che dell’ammirazione e il rispetto nei confronti della persona a cui la si regala.
Io ti ammiro, dal profondo del mio cuore.
Ti rispetto e non farei mai nulla per ferirti.
E credo che non esista amicizia senza amore. O almeno, questo è quello he provo.
Capitano, io all’inizio non potevo credere a quello che ci avete raccontato. Sembrava assurdo, sembrava una balla galattica, altro che la verità. Io mi fidavo di lui, noi ci fidavamo di lui. Ci aveva raccontato che la gente come voi voleva farci del male, perché a lui ne avevate fatto, ci aveva fatto vedere tutti i lividi sulle braccia e sulla schiena. Diceva che volevate rapirci per portarci via da lui e farci finire in qualche orfanotrofio dove avrebbero picchiato così anche noi. Come potevamo non credergli?
Lui ci voleva bene, non posso credere che non fosse così. Con noi era così gentile, sempre disponibile. Giocavamo insieme, ci faceva divertire, ci abbracciava e ci accudiva. Sembrava fosse il papà perfetto, quello che avevamo sempre desiderato.
Poi un giorno ci ha presentato anche la mamma perfetta, era arrivata con altri due bimbi come noi: si chiamavano Gianni e Michele, ed erano molto impauriti. Allora io, che ero il più grande, sono andato da loro e gli ho detto che non dovevano preoccuparsi di nulla, che quella era la casa dove tutti noi avevamo finalmente trovato la felicità. Poi gli ho fatto fare il giro della casa e gli ho mostrato il bosco, che era il mio posto preferito perché facevamo le caccie al tesoro, ci arrampicavamo sugli alberi e stavamo anche provando a costruirci delle casette sopra. Loro due, però, mi hanno chiesto da quale parte fossero arrivati, visto che non vedevano strade, ma io non lo sapevo.
Non c’erano strade.
C’erano solo sentieri creati da noi.
Eravamo completamente circondati dal bosco.
Era una di quelle cose che subito ti fanno pensare che c’è qualcosa che non torna, qualcosa di brutto forse, ma poi scacci subito via quel ridicolo pensiero dalla mente, dicendo:
“Sicuramente ci sarà una motivazione, Peter ha tutto sotto controllo e pensa solo al nostro bene. È l’unica persona di cui possiamo fidarci.”
Era tanto tempo che non arrivavano bimbi nuovi. All’inizio Peter ne salvava uno al mese, poi ogni due o tre, ma alla fine non ne sono arrivati più. Mamma Wendy, Gianni e Michele sono state le ultime persone ad arrivare a casa. Mamma Wendy era fantastica: ci leggeva le storie della buonanotte, cucinava per noi ogni pasto e ci cuciva vestiti nuovi se crescevamo. L’amica di Peter, la chiamavamo zia Campanellino, secondo me era un po’ gelosa di mamma Wendy, che era più gentile e meno dispettosa di lei. La zia, però, ci faceva molto ridere: durante il pranzo era sempre lei a raccontarci storie divertenti e quando le capitavamo sotto tiro ci agguantava e facevamo la battaglia del solletico. Gianni e Michele però non ridevano quasi mai, forse perché erano ancora tanto piccoli e non capivano le battute della zia.
Sì Capitano, ogni tanto veniva in casa qualche adulto, ma solamente la sera, quando noi dovevamo andare a dormire. Erano sempre uomini, una volta però è arrivata anche una ragazza giovane, ma non parlava. Aveva i capelli lunghi e scuri e portava una treccia. Quello che credo fosse suo padre la chiamava sempre il mio fiorellino, il mio piccolo giglio. Non mi piaceva quell’uomo, sembrava sempre serio, quasi pericoloso, non rideva mai. Non so cosa facesse con Peter, perchè di solito si chiudevano in una stanza per tutta la notte. So solo che fumavano parecchio perché quando finalmente aprivano la porta usciva sempre una nuvola bianca dalla stanza e a me veniva spesso da tossire, per quello spesso mi svegliavo quando la loro riunione era finita. Una volta ho visto che nella stanza c’erano tantissimi pacchetti uno in pila all’altro, visto che Natale era vicino, pensavo che fossero i nostri regali! Ma la mattina di Natale ricevemmo dei regali molto più grandi di quelli, quindi all’epoca non riuscivo a spiegarmi cosa fossero.
Mi ricordo che però a un certo punto le cose non andavano più tanto bene, Peter era sempre agitato e litigava spesso sia con mamma Wendy che con zia Campanellino. Una notte mi sono svegliato perché ho sentito qualcuno urlare, era una voce di donna, ma Peter ha chiuso subito la porta della nostra cameretta, probabilmente per farci dormire tranquilli.
Il giorno dopo zia Campanellino e Peter non c’erano più, mamma Wendy aveva gli occhi molto rossi e ci disse che erano in ospedale perché la zia non stava affatto bene e ci chiese di pregare per lei. La sera però già tornarono, effettivamente non avevano una bella faccia e la zia non faceva battute, però ci disse che si era salvata grazie alle nostre preghiere, ci abbracciò tutti e andò subito a dormire. Non mi sono mai spiegato che cosa fosse successo, ma Peter ci disse che era colpa vostra se zia Campanellino era stata male, è vero Capitano? Io spero che non sia vero, ma ho paura che questa sia stata l’unica volta che Peter ci abbia detto la verità così com’è.
A volte ho ancora gli incubi: sogno gli squadroni della polizia che entrano da tutte le porte e le finestre, alcuni grossi uomini che vanno verso Peter e lo placcano a terra, puntandogli un sacco di fucili addosso. Ho avuto molta paura: per me, per Peter e per gli altri bambini. Soprattutto per Gianni e Michele, che non si erano ancora ambientati.
Lo so che si tratta di vicende accadute anni fa, ma tra qualche mese sarò maggiorenne e ancora non riesco a capacitarmi di ciò che è successo.
Ora devo andare, le lascio un fiore nel vaso Capitano, spero che le piaccia. Non so perché vengo ancora a parlarle, abbiamo già parlato parecchio quando lei era in vita. Forse quelle chiacchierate non mi sono bastate? O forse perché mi spiace che Peter l’abbia uccisa, proprio quella notte in cui finalmente si era abituato al ticchettio del nuovo orologio di suo figlio, quello a forma di coccodrillo, e si era addormentato di un sonno profondo. Quando Peter è evaso, dopo essere passato da lei è venuto a cercare me, ci ha cercati tutti.
Capitano, cerchi di capirmi, Peter è stata tutta la mia vita, tutta la mia realtà, come potevo abbandonarlo quando lui si era preso così tanta cura di me?
Ricordati di essere gentile.
Gesù is watching you.
Oppure inviami una mail all’indirizzo postmaster@laprospettivadelpinguino.it